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Questo il contributo dell’Ing. Antonio Santonastaso (profilo LinkedIn)

Le prospettive del trasporto nelle nostre città, negli ultimi tempi, stanno cambiando notevolmente; con l’esperienza del lockdown, abbiamo imparato che si può lavorare e studiare da casa, fare acquisti online, discutere in videoconferenza, ma non abbiamo dimenticato che muoversi, incontrarsi, conoscere sono attività irrinunciabili. Però dobbiamo imparare a farlo in maniera sostenibile perché tra poco più di 30 anni il mondo sarà popolato da 10 miliardi di persone e ben 7 miliardi abiteranno in agglomerati urbani. Con i sistemi organizzativi attuali, sarebbe il collasso. L’unica via d’uscita per mantenere il sistema in equilibrio passa dalla tecnologia, che ci può aiutare a cambiare profondamente l’organizzazione dei centri urbani, e quindi la nostra vita. È una sfida che non possiamo permetterci di perdere. Per questo il futuro ci vedrà sempre più impegnati nello sviluppo delle Smart City e quindi della Smart Mobility, che delle città intelligenti è uno dei pilastri.

I centri urbani avranno nuovi mezzi di trasporto, ma cambierà anche il modo in cui ci sposteremo. Infatti, la Smart Mobility dovrà essere: elettrica, connessa, autonoma e condivisa. Con alcune di esse stiamo già iniziando a familiarizzare, con altre ci vorrà un po’ più di tempo. La mobilità elettrica a zero emissioni è già una realtà. Secondo l’ultimo rapporto dell’ICCT (International Council on Clean Transportation) nel 2018 i veicoli elettrici per il trasporto di persone hanno globalmente superato i cinque milioni di unità con una quota di oltre due milioni di vendite annue. Nel 2019, evidenzia il report, la crescita delle vendite globali di veicoli elettrici è proseguita con un andamento molto simile, con picchi che hanno raggiunto i sette milioni di unità a novembre. I mercati chiave? Sono Cina, Europa, Stati Uniti e Giappone, che insieme rappresentano oltre il 96% delle vendite. Ad ogni modo, la diffusione della mobilità elettrica non solo libererà le nostre città da inquinamento atmosferico e acustico, ma consentirà di spostare consistenti flussi di traffico nel sottosuolo, liberando spazio in superficie.

Anche la condivisione è ormai entrata nella nostra vita quotidiana, con auto, moto, biciclette e monopattini in sharing, grazie a semplici app sul nostro cellulare. Secondo i dati presentati dall’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility, l’uso condiviso di auto, moto e bici convince ogni anno sempre più italiani ampliando progressivamente numero di mezzi e chilometri macinati.

C’è più da lavorare invece sugli altri due fronti, che tra l’altro sono strettamente correlati; infatti, l’auto a guida autonoma sta seguendo un percorso non sempre facile che ancora non sappiamo esattamente a cosa porterà, infatti ad oggi si è arrivati ad un livello 2 di guida autonoma in cui le vetture sono in grado di prendere il controllo di freno e acceleratore durante la guida in colonna, fino a certe velocità. Al momento in Italia non esiste una normativa specifica che regolamenti le auto a guida autonoma. Sono stati concessi, però, diversi permessi per avviare sperimentazioni nell’ambito del decreto “Smart Road” del Ministero dei Trasporti, che permette a soggetti che vogliono mettere alla prova le capacità delle auto senza pilota (quindi costruttori del veicolo equipaggiato con le tecnologie di guida automatica, nonché istituti universitari e enti pubblici e privati di ricerca) di richiedere l’autorizzazione a compiere test.

Le quattro direttrici di sviluppo della mobilità del futuro, si integrano in una visione d’insieme dei fenomeni in atto, evidenziando le sinergie che rendono ciascuna dimensione non solo fenomeno a sé stante ma anche fattore abilitante nella crescita delle altre dimensioni.

Certamente, il tempo darà i suoi frutti, ma penso sia ormai chiaro che la Smart Mobility è un fenomeno complesso e caratterizzato da diversi elementi. Proprio per questo motivo, il processo che porterà alla sua completa adozione sarà molto lungo. In Italia probabilmente non vedrà la luce nel breve periodo. Tuttavia, rimane comunque qualcosa a cui strizzare l’occhio, soprattutto per capire come dovrà evolversi la città e come dovremmo noi stessi adeguarci a questo mondo in continuo cambiamento.

 

Ing, Antonio Santonastaso