La disponibilità di un collegamento ad Internet praticamente ovunque, con una banda sufficiente ad assicurare una buona qualità delle chiamate vocali e video, nonché l’accesso immediato e costante a documenti archiviati in un server remoto, renderebbe tecnicamente superflua la presenza sul posto di lavoro di una quota importante di lavoratori che non necessitano un contatto con il pubblico o un lavoro manuale, anche se parziale. Pur essendo consci di questo, in assenza di un dirompente intervento esogeno, la rivoluzione del lavoro da remoto a cui abbiamo assistito in poche settimane avrebbe impiegato probabilmente anni se non decenni a realizzarsi.

In questo contesto, la figura del Mobility Manager è balzata nuovamente agli onori della cronaca, con l’abbassamento della soglia di dipendenti per unità produttiva, da 300 a 100 unità, per renderne necessaria l’adozione. Anche stavolta, come nel 1989, è stato un fuoco di paglia in quanto la normativa continua a prevederne l’obbligatorietà ma non contempla sanzioni per chi non se ne dotasse.

Rispetto ad allora, però, il Mobility Manager si trova ad avere un ruolo molto più poliedrico, dovuto in parte ad una disponibilità di strumenti tecnologici che all’epoca non sarebbero stati nemmeno ipotizzabili, ma anche ad un cambio di paradigma già in essere relativamente all’inclusione della mobilità e dell’ottimizzazione degli spostamenti correlati al lavoro in un più ampio tema di benessere del lavoratore. Qui entra prepotentemente in gioco il concetto di Mobility As A Service (MAAS). Si tratta di una soluzione tecnologica on-line che permette alle parti interessate di trovare, gestire e analizzare i sistemi di trasporto impiegati dal personale di una azienda, scuola o realtà territoriale. Nata originariamente per la gestione degli spostamenti di lavoro, tipicamente per le trasferte, incorpora in un’unica piattaforma tutti gli aspetti di pianificazione e gestione di un viaggio, tra cui l’analisi dei costi, il confronto tra differenti modalità di trasporto e la comparazione delle varie soluzioni, la prenotazione dei pernottamenti, fino ad arrivare alla registrazione e all’analisi delle note spese. Nei suoi successivi sviluppi, MAAS permette di calcolare agevolmente il costo totale della mobilità, permettendo al contempo di raccogliere e catalogare informazioni sulle scelte di viaggio del dipendente e, grazie al data-learning, impostare in maniera personalizzata i piani di viaggio futuri.

Quello che interessa in questa sede, tuttavia, non è tanto la pianificazione dei viaggi più lunghi, quanto la gestione degli spostamenti quotidiani casa-lavoro. Sebbene alcune realtà illuminate avessero già iniziato a strizzare l’occhio a forme di lavoro più agili, fino all’inizio del 2020 la stragrande maggioranza dei lavoratori non ha avuto altra scelta che recarsi ogni giorno da casa al posto di lavoro, spesso per svolgere mansioni che, a ben vedere, avrebbe potuto svolgere anche senza spostarsi dal tavolo della propria cucina. L’emergenza di questi mesi ha stravolto completamente le abitudini di questa massa di persone che, volenti o nolenti, hanno dovuto imparare a lavorare da casa. Per alcuni si è trattato di un’esperienza da dimenticare ma da molti è stata apprezzata e i primi effetti si iniziano a vedere anche sul mercato immobiliare: a Milano il mercato degli affitti ha subìto un tonfo epocale e si intravedono segnali di un calo  delle compravendite relativamente agli appartamenti di piccole dimensioni in centro città, bilanciato da un lento ma inesorabile incremento delle compravendite nei piccoli centri via via più distanti dalla città dove, a parità di investimento, è possibile avere un’abitazione più grande e ariosa con un balcone o magari un piccolo giardino.

La riduzione di capacità del trasporto pubblico rappresenta un’ulteriore criticità per il raggiungimento del posto di lavoro e, a loro volta, le aziende sono costrette a fronteggiare le difficoltà logistiche imposte dal distanziamento interpersonale.

 

 

Quando l’emergenza sanitaria potrà dirsi conclusa, le nuove abitudini saranno state ormai acquisite e sedimentate e molti ancora avranno qualche remora a spostarsi con i mezzi pubblici. È in questo contesto che la domanda nei prossimi mesi/anni non sarà più “come spostarsi?” ma “è proprio necessario spostarsi?”. Sebbene In questo momento ci sia stata una contrazione, fino a quasi all’annullamento, dei viaggi per motivi di lavoro, delle riunioni, degli incontri e anche di tutto il settore di fiere e convegni (il settore MICE), è ragionevole pensare che, una volta che sarà risolta l’emergenza, ci sarà comunque un ritorno alle attività in presenza. La strada, invece, sembra ormai tracciata per rendere in molti casi non più indispensabile la presenza del lavoratore alla scrivania o l’incontro costante di persona con i colleghi.

L’adozione di un sistema MAAS applicato al pendolarismo quotidiano mette l’azienda in condizioni di elaborare e pianificare al meglio gli spostamenti dei dipendenti, favorendo oggi l’utilizzo di mezzi di trasporto ritenuti al momento più sicuri per un discorso di rischio sanitario; in un futuro auspicabilmente vicino orientandosi, invece, verso sistemi di trasporto collettivo con un impatto ambientale ridotto. Un impiego vieppiù massiccio dell’intelligenza artificiale potrà ragionevolmente condurre all’ottimizzazione dell’impiego di diverse modalità di trasporto, generando quotidianamente la combinazione più vantaggiosa a seconda delle condizioni del traffico e delle necessità specifiche (orario, capisaldi di percorso, preferenze) di ciascun attore coinvolto.

Per la collettività questo rappresenta un risultato in termini di economia di esercizio, riduzione dell’impatto ambientale e dell’occupazione di spazio sulle strade. Un’applicazione estensiva di sistemi di data learning e di algoritmi di personalizzazione permette di calcolare e ottimizzare il costo totale della mobilità, introducendo una serie di interventi volti ad efficientare il trasporto da e per il luogo di lavoro. Per il lavoratore, questo si traduce non solo in un risparmio economico, ma soprattutto in una valorizzazione del proprio tempo: è evidente come i minuti quotidianamente risparmiati nel tragitto si trasformeranno in tempo libero. In questa fase storica in cui si assiste ad una progressiva rapida tesaurizzazione del tempo libero, è evidente come tutto questo possa incidere in maniera significativa nell’appeal di un’azienda agli occhi dei dipendenti attuali e potenziali. La possibilità di risparmiare denaro e tempo negli spostamenti casa-lavoro è inevitabilmente destinata ad assumere un peso significativo nelle trattative tra aziende e lavoratori in sede di assunzione come in sede di promozione o rinnovo contrattuale, alla stessa stregua di un’assicurazione integrativa o della convenzione con una palestra: si profila così un nuovo scenario che è stato denominato Mobility As A Welfare (MAAW). Mettere a disposizione dei dipendenti soluzioni alternative di mobilità, tra cui vehicle-sharing aziendale o convenzionato con operatori esistenti, organizzare un car-pooling tra colleghi o implementare un servizio di navetta aziendale diventa, dunque, uno strumento finalizzato ad un miglioramento della qualità di vita del lavoratore in un’ottica di welfare aziendale, dunque anche con potenziali sgravi fiscali per le imprese. Non va dimenticata, in questo quadro, l’opzione di permettere al personale, il cui ruolo lo permette, l’opzione zero spostamenti, ovvero il lavoro da remoto per una percentuale più o meno importante del tempo lavorato. Lo stesso orientamento potrà essere riportato, mutatis mutandis, in altri tipi di collettività, ad esempio scuole e università che, con un meccanismo analogo, potranno essere premiate in termini di preferenze accordate laddove proponessero agli studenti forme di mobilità meno stressanti.

Come ogni cambiamento repentino, una parte delle figure coinvolte sta apprezzando questa tendenza mentre altri faticano ad adattarsi, resta comunque un percorso già impostato. La sfida starà nella realizzazione di questa serie di scenari e sarà interessante monitorarne lo sviluppo tanto da un punto di vista tecnico e trasportistico, quanto dal punto di vista del benessere psicofisico dei lavoratori e degli studenti. Sarà in particolare utile monitorare e interpretare nei prossimi anni gli effetti di questa rivoluzione, determinati da una probabile riduzione del traffico e dall’auspicabile diminuzione dello stress causato dal pendolarismo quotidiano, anche in relazione alla sicurezza stradale.

Alessandro Razze
Consigliere dell’associazione SP4D
Social Psychology for Driving
www.sp4d.org