di Giuseppe Montoro, Ingegnere Civile Strutturista [1] socio PIARC

PIARC Italia sceglie di dare uno spazio ai giovani professionisti o neo laureati pubblicando dei loro articoli ritenuti di particolare interesse. 

Qui il contributo dell’Ing. Giuseppe Montoro

Ben 5,7 milioni è il numero di veicoli commerciali ed industriali che circolano in Italia, molti dei quali hanno un’età compresa tra i dieci ed i trenta anni.

Nell’arco della loro vita utile, questi autotreni ed autoarticolati inarrestabili, sono chiamati a percorrere milioni di chilometri, la maggior parte dei quali in autostrada.

Secondo i dati Eurostat, negli ultimi dieci anni, il trasporto su strada ha registrato la maggior crescita tra tutte le modalità di trasporto, continuando ad essere quello preferito rispetto alle altre modalità.

E se da una parte questo settore riveste un ruolo importantissimo nello sviluppo economico di un paese, garantendo la consegna dei prodotti indipendentemente dal luogo dall’altra, questi bisonti della strada, hanno bisogno di “bere” e spesso, ed è facile intuire quanto, tutto ciò, vada ad incidere sull’ambiente.

Il Governo tedesco ha riconosciuto e, preso atto, delle enormi quantità di CO2 e ossido di azoto prodotte, ogni giorno, dal transito dei Tir sulle autostrade nazionali. Ha voluto, infatti, dare il suo contributo realizzando su una tratta autostradale, una corsia antinquinamento elettrificata lunga dieci chilometri, in collaborazione con la Siemens.

Grazie alla presenza di queste linee elettriche aeree, autotreni dotati di motori ibridi, hanno la possibilità di muoversi in modalità elettrica, effettuando lo switch in marcia, grazie alla presenza di speciali pantografi posti in sommità della cabina, consentendo il trasferimento di energia per contatto diretto, senza limitare le libertà di manovra al conducente.

Per quantificare il beneficio apportato grazie a questa tecnologia, dobbiamo basare i nostri ragionamenti sui dati.  Un autotreno con un carico di 25000 kg percorre mediamente 120000 km ogni anno, con un consumo medio di 35 litri di carburante per percorrere 100 km. Numeri davvero elevati, di cui non possiamo più continuare a non assumerci la responsabilità delle conseguenze prodotte sull’ambiente.

Il Governo tedesco ha creduto fortemente in questa innovazione, sviluppata per contribuire, efficacemente, ad abbattere le emissioni.

A tutto ciò si aggiunge un ulteriore beneficio che si avrebbe nel far viaggiare un autotreno in modalità elettrica: esso è legato alla riduzione delle emissioni inquinanti derivanti dall’usura dei freni, sfruttando il freno motore.

C’è una terza motivazione, forte, quest’ultima legata al settore della logistica. Basti pensare, che nel settore dei trasporti su gomma, le consegne delle merci devono rispettare un preciso cronoprogramma, affinché lo sforzo sinergico compiuto da uomini e mezzi, non venga reso vano. Sulla base di questa consapevolezza, una modalità di transito siffatta rappresenta una valida alternativa agli autotreni con motori full electric (quest’ultimi assoggettati a tempi di ricarica) poiché, garantire una corsia elettrificata, significa garantire una filiera senza soluzione di continuità: è come se il tir avesse una batteria con capacità infinita.

Stiamo assistendo ad un cambiamento di paradigma nel settore dei trasporti. Appare chiaro come, ad oggi, bisogna incentivare e promuovere soluzioni di questo tipo, investendo in ricerca e sviluppo al fine di consolidare nuove forme di mobilità futura sfruttando soprattutto le autostrade, che rappresentano il più grande dei laboratori che abbiamo a disposizione.

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