I cittadini, i media e i responsabili politici condividono la stessa opinione sui veicoli automatizzati?

È questo il titolo di un articolo[1] pubblicato nel mese di dicembre 2020 da TRIMIS Transport Research and Innovation Monitoring and Information System della Commissione Europea in cui si comincia a vedere la guida autonoma come una rivoluzione del trasporto (non solo stradale) che ha un importante impatto sulla società e di come la società sta accogliendo i veicoli autonomi.

I veicoli automatizzati sono al centro dell’attenzione dei responsabili politici come mezzo per rendere più efficiente il trasporto su strada e per affrontare le questioni relative alla sicurezza dei trasporti e alle emissioni. Nella comunicazione della Commissione europea del 2018 “Sulla strada verso la mobilità automatizzata”, la visione della mobilità connessa e automatizzata è presentata con l’ambizione “di fare dell’Europa un leader mondiale nella diffusione della mobilità connessa e automatizzata, facendo un passo avanti in Europa nella riduzione del numero di vittime della strada, nella riduzione delle emissioni nocive del trasporto e nella riduzione della congestione”.

L’European Green Deal, include la “Mobilità multimodale automatizzata e connessa” tra i sei strumenti principali per accelerare la transizione verso una mobilità sostenibile e intelligente.

Mentre le ragioni più profonde dietro lo scetticismo in la popolazione e i media rimangono da comprendere appieno, la lista delle prestazioni rivendicate assegnate alle prestazioni connesse e automatizzate mostra chiaramente il suo potenziale distruttivo e significato. Tuttavia, una transizione richiederebbe molto più che risolvere esclusivamente problemi tecnologici.

I risultati di Eurobarometer[2] citati nell’articolo, e confermati dai primi dati acquisiti dal sondaggio PIARC, evidenziano una crescente fiducia nel veicolo autonomo con riserve legate alla relativa conoscenza e consapevolezza sia della tecnologia dietro al veicolo sia delle prospettive che la guida autonoma offre.

Le ragioni di tali atteggiamenti non sono così semplici da spiegare. Potrebbero derivare da un generale scetticismo verso le nuove tecnologie, compresa la mancanza di fiducia, o verso la possibilità che diventino presto accessibili a tutta la popolazione piuttosto che rimanere un gadget per gli utenti ad alto reddito. Potrebbe essere legato alla passione per la guida e alle auto che rappresentano un simbolo di status. Potrebbero anche derivare dalla paura umana di perdere il controllo sull’intelligenza artificiale, che è stata per lungo tempo oggetto di letteratura, film e filosofia popolare di fantascienza. Potrebbero basarsi su una percezione negativa dell’automazione dei processi industriali.

 

 

Tuttavia, una serie di studi dell’Associazione Automobilistica Americana dimostrano che, nonostante il forte sentimento negativo verso l’uso di veicoli automatizzati, l’accettazione sta lentamente aumentando nel tempo, con sforzi per aumentarla anche da parte dell’industria privata.

In questo senso, PIARC Italia, Gruppo aspetti etici, sociali e di sicurezza della guida autonoma aveva già avviato, all’inizio del 2020, un progetto di sondaggio per valutare l’accettazione della guida autonoma dalle diverse fasce della società.

Il progetto PIARC ha, nei suoi obiettivi, proprio il superare questo gap conoscitivo fornendo a chi compilerà il sondaggio, un percorso formativo sui diversi aspetti della guida autonoma, le tecnologie, l’impatto sociale, etico, di responsabilità ecc.

Gli aspetti psicologici che un veicolo autonomo pone all’utente con la conseguente perdita di controllo, il diverso approccio all’ambiente stradale e agli altri utenti, anche quelli più vulnerabili, sono tutti elementi imprescindibili per chi dovrà regolamentare la guida autonoma e chi invece sta investendo sulla produzione di veicoli, tecnologie, Intelligenza artificiale, soluzioni assicurative.

 

 

L’Unione Europea ha appoggiato, con una serie di direttive, il progetto di automazione della guida autonoma e starà adesso ai diversi attori, pubblici e privati, preparare la strada anche attraverso iniziative di informazione come questa avviata da PIARC Italia.

Un cambiamento di questa portata può essere superato con successo solo sulla base di un consenso sociale sulla sua desiderabilità e sulla disponibilità a fornire sostegno a coloro che altrimenti rimarrebbero indietro. In questa prospettiva sarebbe altamente consigliabile sostenere un approccio partecipativo allo sviluppo delle politiche: incoraggiare la discussione pubblica e le opportunità per i diversi utenti di sperimentare, co-sviluppare e valutare nuovi concetti di mobilità, al fine di comprendere quali potenziali benefici e svantaggi possono portare nella pratica e garantire che essi rispondano in modo efficiente alle reali esigenze e preferenze dei cittadini in materia di mobilità. Inoltre, l’impegno dei cittadini è necessario anche per garantire la qualità dei processi di formulazione delle politiche che affrontano la complessità e l’incertezza e si muovono verso forme più deliberative di elaborazione delle politiche. Tale valutazione non può essere effettuata in un contesto statico, come dimostrano i drastici cambiamenti nei modelli di mobilità che stiamo vivendo a causa della crisi della COVID-19.

I veicoli connessi e automatizzati possono infatti avere un impatto duraturo sui servizi e le competenze digitali, sulle abitudini di spostamento e di spostamento, sulla percezione del rischio di viaggio, sulla disponibilità a condividere i mezzi di trasporto e persino sull’uso degli spazi pubblici nelle città e nelle aree rurali. È quindi di fondamentale importanza applicare una metodologia in grado di garantire che i cittadini e gli altri attori della società siano realmente impegnati nelle deliberazioni in corso, e che la loro voce sia tenuta in considerazione.

Il veicolo autonomo una rivoluzione non solo tecnologica ma soprattutto sociale.

 

Leonardo Annese

[1] https://trimis.ec.europa.eu/content/policy-embraces-connected-and-automated-vehicles-tool-solve-transport-problems-are-people

[2] https://data.europa.eu/euodp/it/data/dataset/S2231_92_1_496_ENG